Come creo un ecosistema di contenuti qualitativi con l'AI (metodo semplice)
Il framework AI che utilizzo per newsletter, post e caroselli partendo da 0
Ti è mai capitato di scorrere il feed e capire che un post è stato scritto da ChatGPT dopo le prime tre parole?
È perché manca qualcosa.
Manca un tocco umano, ovvero il punto di vista e il risultato dell’esperienza pratica.
Oggi produciamo tantissimo, ma comunichiamo superficialmente.
Ci stiamo accorgendo che produrre tanto non serve se il contenuto è una commodity.
Personalmente pubblico relativamente poco: una newsletter due volte al mese, circa 8 post su LinkedIn e 1 carosello.
In passato i volumi erano più alti, ma questo flusso di lavoro è un buon compromesso tra tipologia e qualità di contenuti che mi piace trattare.
Nella maggior parte dei casi, tutto parte da un singolo video di 10-20 minuti registrato a schermo e poi utilizzo l’AI per semplificare la produzione degli altri asset.
Non uso nessun tool sofisticato, non ho workflow automatizzati con 14 step e non pago piattaforme spendendo centinaia di euro al mese.
Eppure, nella sua semplicità, funziona.
Il concetto di fondo è semplice:
noi ideiamo e organizziamo il contenuto, l’AI ci supporta a livello esecutivo.
È una mentalità diversa dall’automatizzare tutto, e fa una differenza enorme sulla qualità finale.
In questo articolo condivido esattamente come gestisco questo processo con il supporto dell’AI, spiegando il primo dei due metodi che utilizzo.
Quello più semplice si basa su Claude Projects.
Quello più strutturato, che approfondirò in un articolo separato, si basa su Claude Code.
Cosa vedremo
Il flusso: da un video a un ecosistema di contenuti
Tre modi per ottenere la materia prima: il Transcript
Come configurare un LLM per scrivere con la tua voce
Prompt strutturato vs. Project: cosa funziona meglio
Il passaggio più importante: l’editing umano
Vuoi creare contenuti ma non hai tempo
Il vero problema è che se lavori nel marketing, o se stai costruendo il tuo personal brand, sai che la distribuzione è la chiave del successo di un progetto.
Come si dice “Content is King, but distribution is Queen“
Un singolo articolo, per quanto buono, non basta.
Serve essere presenti su più canali.
Io utilizzo gli articoli/newsletter per la profondità, LinkedIn per la reach, Instagram condividere il mio mondo quotidiano.
E ogni canale ha il suo linguaggio e le sue regole.
Quindi il rischio è sempre finire per passare più tempo a produrre contenuti che a fare il tuo lavoro.
L’alternativa non è migliore: se deleghi tutto all’AI ti ritrovi con testi che sembrano tutti uguali (corretti grammaticalmente ma senz’anima).
Nel corso dei mesi ho trovato una via di mezzo.
È un processo semplice che puoi replicare anche tu da domani, anche se non hai mai usato strumenti di intelligenza artificiale per creare contenuti.
L’AI non crea il contenuto, lo crei tu
Prima di entrare nel processo pratico, una premessa importante.
Io non chiedo (e non voglio chiedere) all’AI di “inventare” contenuti per me.
Le idee, la struttura logica, il punto di vista, sono miei.
Li organizzo nella mia testa, e poi li esprimo in un video.
L’AI interviene dopo, sulla parte esecutiva: per trasformare quel video in testo scritto, adattarlo ai diversi formati e mantenere la struttura che ho definito io.
Il motivo è molto semplice: se l’input è generico, l’output sarà generico.
Chi automatizza tutto (magari con un prompt generico, zero input personale e pubblica così com’è) produce contenuti perfetti di AI-slop che si riconoscono a un chilometro.
Li leggi e senti che manca qualcosa. Quel qualcosa è la persona.
L’approccio che preferisco al momento è l’opposto: io creo il contenuto, l’AI mi aiuta a metterlo a terra.
Da 1 video a ecosistema di contenuti
Ecco il processo completo, step by step, quello che ho usato ogni settimana da circa un anno a qualche settimana fa.
Parlerò di un metodo più strutturato in una newsletter dedicata.
Step 1: registra (o ricerca) il video
Tutto parte da qui.
Prendo un tema su cui ho qualcosa da dire (ad esempio una metodologia o un framework che uso con i clienti) e registro un video. Se non lo registro io, lo cerco tra ciò che altri esperti hanno già pubblicato.
Ad esempio l’ho fatto con il tema “come definire il prezzo del tuo prodotto senza perdere margini” e ci ho registrato un video, parlando come se stessi spiegando il concetto a un collega.
Non serve una produzione professionale.
Io uso Tella: condivido lo schermo, parlo per 10-20 minuti e mostro slide o screenshot se servono.
Il video ha due funzioni:
Mi costringe a organizzare i concetti in modo logico (se li dico a voce, li ho chiari in testa)
Diventa la materia prima per tutto il resto
Se preferisci puoi usare anche Loom, oppure registrarli direttamente su Quicktime.
Se non vuoi registrare un video, puoi cercare su Youtube altri professionisti che hanno spiegato bene quel concetto.
Step 2: estrai la trascrizione
Una volta registrato il video, mi serve il testo scritto di quello che ho detto.
Per ottenerlo in pochi click, ci sono varie opzioni.
Se usi Tella: ha una funzione “Transcript” integrata. Clicchi, copi, incolli. Ti dà anche i timestamp e i capitoli automatici, molto utili per le descrizioni YouTube.
Se parti da un video YouTube (tuo o di altri): puoi usare un’estensione come Glasp (disponibile per Chrome e Safari). Ti dà il transcript completo con timestamp, pronto da copiare.
Se hai un video senza transcript: tool come HappyScribe ti permettono di caricare il file e ottenere la trascrizione automatica.
Il punto è partire dal parlato e non da una pagina bianca.
Se scrivere da zero è faticoso, trascrivere quello che hai già detto ti garantisce più immediatezza e continuità nella produzione.
Step 3: Passa il transcript all’AI per il long form
Qui entra in gioco l’intelligenza artificiale.
Io uso Claude utilizzando la funzionalità “Projects” e/o “Claude Code” (tema per un altra newsletter).
Ma attenzione: non basta scrivere “scrivi un articolo su questo tema” e incollare il transcript.
Quello è il prompt pigro, e il risultato infatti non è mai all’altezza.
Quello che faccio è creare un Project (il mio si chiama “Personal Branding”), poi fornisco documenti e direttive di processo precise:
Un System Prompt nelle “Instructions” su come si deve comportare l’assistente, quali competenze ha, come deve scrivere e come deve strutturare l’articolo (TOV, H1, H2, paragrafi)
Dos and don’ts: che tono usare (diretto, pratico, niente fuffa) + esempi. Cosa includere nel vocabolario e quali locuzioni escludere
Best content come reference: esempi di articoli e post già scritti (e performanti) come riferimento
Newsletter di riferimento: articoli di altri autori che mi piacciono, per dare al modello un benchmark di qualità editoriale
All’interno dei Projects di Claude puoi caricare queste istruzioni una volta sola per poi utilizzarle quando serve.
In aggiunta, su Claude richiamo una skill di copywriting che ho chiamato “copywriting-personal-brand”.
L’ho creata tramite Claude, nel Project “Personal branding“, dopo aver prodotto il primi 20 contenuti, inviando a Claude questo prompt:
Agisci come un copywriter con più di 20 anni di esperienza. Crea una skill ben strutturata da installare, che riassuma al meglio lo stile di copywriting e tone of voice che stiamo utilizzando in questi contenuti. Includi direttive di stile, dos & donts, indicazioni di vocabolario.
Poi ogni volta che incolli un nuovo transcript, l’AI sa già come scrivere.
Facciamo un esempio pratico.
Dopo aver estratto da Tella il testo del video “come definire il prezzo del tuo prodotto senza perdere margini”, ho incollato il transcript dentro una nuova chat di Claude, all’interno del Project “Personal Branding” che contiene le mie direttive, digitando un semplice prompt:
In pochi minuti ho ottenuto una bozza strutturata della newsletter con la mia logica espositiva, i miei H2, il mio formato.
Quella bozza la copio e la incollo dentro Substack.
E da lì comincio a editare.
🎁 Invita colleghi e amici a iscriversi, ricevi risorse bonus in cambioStep 4: Editing umano obbligatorio
Questo è lo step che molti saltano, e si vede benissimo.
La bozza che esce dall’AI non è mai il prodotto finito.
Quando edito, cerco e correggo tre segnali specifici:
Frasi che nessun umano scriverebbe: costruzioni troppo simmetriche, triplette di aggettivi, aperture con frasi fatte stile “nel panorama attuale”. Se qualcosa suona troppo formale o superfluo, lo riscrivo
Riferimenti generici dove servono invece quelli personali: l’AI non sa che ho lavorato su quel progetto specifico o che quell’errore l’ho visto ripetersi su decine di brand. Questi dettagli li aggiungo io
Risorse mancanti: screenshot degli strumenti, link alle risorse citate, il video YouTube embeddato nell’articolo e altre info. Insomma, tutto ciò che rende il contenuto completo e non solo un testo
L’editing finale è quello che trasforma un draft AI-generated in un articolo che sembra scritto da me.
Perché, di fatto, lo è: l’idea è mia e il punto di vista è mio.
L’AI ha solo accelerato la stesura.
Lo so cosa stai pensando: ma quanto tempo ci vuole? E non è meglio automatizzare tutto?
Ci vogliono circa 20-30 minuti per un articolo di 1500 parole. Contro le 2-3 ore che ci mettevo a scrivere tutto da zero.
Il concetto è che per produrre qualcosa di qualità, serve tempo per aggiungere risorse e per rendere ciò che scrivi realmente “tuo”.
Step 5: Estrai i contenuti short form
Una volta che ho la newsletter pronta, estraggo i contenuti short per LinkedIn e Instagram.
La regola che mi do qui è di non ripetere, ma di riformulare.
Dallo stesso articolo posso ricavare fino a 3 post LinkedIn con angoli diversi:
Un post opinion-driven (tesi forte sul tema)
Un post how-to (un singolo step del framework approfondito)
Un post story-driven (l’aneddoto dietro il tema)
Per i caroselli, prendo i concetti chiave dell’articolo e li distribuisco su 7-10 slide, un concetto per slide, con una struttura visiva pulita.
Nell’ultima slide metto sempre una call to action che rimanda all’articolo completo su Substack.
Qui un esempio di carosello + post.
E nei post LinkedIn, nel primo commento, metto il link alla newsletter.
La conseguenza è quella di creare un ecosistema dove long form e short form si alimentano a vicenda.
LinkedIn porta reach e pubblico nuovo. Substack porta profondità e relazione.
E l’uno rimanda all’altro.
Al momento non automatizzo la creazione di caroselli con l’AI, ma è possibile farlo in due modi:
creandosi template su Claue Code basati su brand kit e reference grafiche
oppure collegando Claude chatbot con il connettore di Canva (ma nel momento in cui scrivo non si possono usare i template Canva personalizzati)
I tool che uso
Ecco un bel riassuntone dei tool e piattaforme menzionate in questo articolo:
Nessun tool costa centinaia di euro e nessuno richiede competenze tecniche.
Se sai registrare un video e sai copiare e incollare, puoi usare questo framework :)
Da dove partire?
Se non hai mai provato questo processo, ecco da dove partire:
Scegli un tema su cui hai qualcosa da dire. Può essere un framework che usi, un errore che vedi spesso, una lezione imparata
Registra un video di 10 minuti con Tella o Loom. Non serve che sia perfetto, deve seguire un flusso chiaro e logico
Estrai il transcript e incollalo dentro Claude nel tuo Project (già configurato con istruzioni e file di knowledge base), con prompt minimale: “Scrivi un articolo strutturato su questo tema, con H2, tono diretto, paragrafi corti”
Edita il risultato. Leggi tutto, cambia quello che non suona come te e aggiungi la tua voce
Pubblica l’articolo. E poi estrai 1-2 post per LinkedIn con un angolo diverso dall’articolo
In un paio d’ore hai: 1 newsletter, 2 post LinkedIn, e opzionalmente un carosello.
Tutto da un singolo video.
Questo è il processo semplice.
Esistono workflow più complessi e automatizzati, con strumenti che concatenano step, API, agenti AI.
Ma per iniziare, non servono. Serve solo avere idee solide e mettere in pratica.
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